scuola elementare
LA CARAVELLA

Una scuola che aiuta a crescere,
alla scoperta di sé e del mondo.

scuola media
LA TRACCIA

Accompagnati sulla via della conoscenza, per imparare a vivere da protagonisti.

"La cosa più bella della vita è imparare, cioè affermare l'amore al vero,
e insegnare, cioè affermare l'amore all'uomo".

don Luigi Giussani


NEWS SCUOLE
2021-2022
,
la rivista delle
Scuole Santa Maria.

30 ANNI

30 anni fa, per iniziativa di un gruppo di genitori e insegnanti, nasceva la nostra scuola media LA TRACCIA!

Articoli in evidenza:

Un bene prezioso


Marco Squicciarini, direttore delle Scuole Santa Maria

Trent’anni fa nasceva la nostra scuola media La Traccia. Il desiderio condiviso di genitori e insegnanti di un luogo che avesse a cuore l’educazione della persona attraverso l’insegnamento di materie veniva accolto dall’ospitalità delle suore della Santa Croce di Menzingen, che chiudevano la centenaria avventura dell’Istituto Santa Maria. Dallo stesso desiderio e dalla bontà di tredici anni di esperienza veniva alla luce, nel 2005, la scuola elementare La Caravella: perché incontrare allievi e famiglie all’inizio del percorso è desiderabile. E perché un metodo e una cordialità verso la conoscenza e verso gli adulti iniziano ben prima dell’età critica dell’adolescenza. Iniziano in famiglia e continuano, se la scuola si concepisce luogo di educazione, sui banchi e nelle aule. Cosa ci muove oggi, dopo questo pezzo di storia che ha edificato tanti allievi, ha accompagnato tante famiglie, ha visto crescere numerosi insegnanti  (alcuni dei quali ex-allievi)?
Quest’anno ho avuto l’occasione personale di lavorare con un allievo per sostenerlo nelle sue fatiche scolastiche. Una delle tante occasioni, nata per necessità, di entrare nel vivo della relazione educativa e didattica che ogni insegnante vive quotidianamente. La tentazione è, ogni volta, quella di arrendersi ai limiti, alla contabilità di ciò che sembra impedire il cammino della conoscenza. Invece accade puntualmente che una strada si apra, che si intravveda la possibilità di scoprire insieme la via che può portare alla meta ultima: la soddisfazione di imparare e la gioia di crescere. I limiti ci sono, ma sono la condizione che rende possibile, personale e attuale questo cammino. Basta chinarsi sull’altro, allievo o classe che sia, con fiducia e stima, desiderosi di scoprire questa strada nuova adesso. Un’altra occasione mi è stata data durante una visita ad una lezione nella scuola elementare quando un’allieva ha alzato la mano per chiedere all’insegnante: “ma è vero?”. Voleva sapere se il racconto del fine settimana proposto da quest’ultimo fosse realmente accaduto. Era un racconto per introdurre un argomento di studio. Che domanda potente! I nostri allievi ci chiedono di essere presenti con tutto noi stessi mentre insegniamo. Esigono la carne e il sangue di una persona vera, viva, che è veramente presente nella relazione educativa.
Mi colpisce molto quando questa presenza umana integrale si gioca e si esprime nella lezione, investendo la didattica per raggiungere gli allievi. Perché nella scuola il compito è questo: educare insegnando. Non solo educare e nemmeno solo insegnare. I due poli sono legati, pena una perdita di umanità o la riduzione dell’esperienza a mero scambio di informazioni. Un’allieva ha portato dalla Russia una copia magnifica del quadro di Rembrandt “Il ritorno del figliol prodigo” dedicato ad una parabola evangelica (Luca 15, 11-32), che avevamo già guardato a lezione. Ci eravamo lasciati interrogare da questo abbraccio inconcepibile per la misura umana, eravamo penetrati nel testo per capirlo, scandagliarlo. Ora ogni giorno abbiamo l’occasione di lasciarci guardare da quel perdono accogliente di cui siamo bisognosi. Cosa dicono questi fatti? Cosa significano di fronte ai grandi problemi che la scuola vive? Cosa c’entrano con la discussione sulla riforma dei livelli in matematica e tedesco? Come illuminano la sfida dell’inclusione cui la scuola faticosamente tende? Come rischiarano i problemi che entrano nella scuola in un tempo in cui l’emergenza educativa è sotto gli occhi di tutti? Mi pare che ogni passaggio, grande o piccolo, istituzionale o individuale, debba incardinarsi sulla consapevolezza di chi è il soggetto umano. L’individuo, fatto per conoscere e scoprire, esige questa ampiezza di testimonianza, questa totalità di umana presenza. Ci chiede, per muoversi, di esserci. Ci chiede di esigere tanto, senza accontentarsi. Ci chiede di essere guardato. Di essere aperto al nuovo che può accadere a lezione. Di amare la nostra materia. Ci chiede di essere disposti a cambiare e a commuoverci, adesso, davanti a lui. L’insegnante ha ogni giorno una grande occasione: riscoprire nelle pieghe della propria umanità la verità e la consistenza dell’io, per affacciarsi alla relazione educativa in modo persuasivo e affascinante. Solo così potrà diventare un educatore ogni giorno, di nuovo. Siamo grati a queste scuole, che hanno permesso lo spettacolo di questa consapevolezza e di questa crescita. E ci auguriamo che questo cammino, se Dio lo vorrà, possa proseguire per toccare e muovere altri nella scoperta del bene più prezioso che possiamo guadagnare e consegnare alla storia: l’educazione.

Volute ogni giorno, da 30 anni


Pietro Croce, presidente dell’Associazione Santa Maria

Per iniziativa di un gruppo di genitori e insegnanti, 30 anni fa si costituiva a Bellinzona l’Associazione Santa Maria. Il desiderio che esprimeva era quello di creare un soggetto educativo nuovo, allineato ai programmi scolastici cantonali, ma portatore di un modo diverso di fare scuola, fondato sulla consapevolezza che la realtà è positiva e ogni allievo è prezioso e unico. Concretamente, il progetto era quello di fondare una scuola di qualità, sia sul piano didattico, sia sul piano dei rapporti umani, capace di valorizzare i talenti e le specificità di cui ciascuno è portatore; un luogo in cui l’esperienza dell’imparare e l’esperienza dell’insegnare fossero un’avventura meravigliosa, in cui si costruisse per prima cosa la solidità dell’umano e dove i giovani potessero crescere sentendosi voluti bene. Così nel 1992 è nata la scuola media Traccia, cui si è aggiunta, qualche anno dopo, la scuola elementare La Caravella. Queste scuole sono oggi conosciute come Scuole Santa Maria, il cui nome si rifà a quello dello storico Istituto nel quale hanno sede e al tempo stesso richiama la tradizione cattolica nella quale la loro proposta educativa si inserisce; è però anche segno della devota gratitudine per il “miracolo” che ogni giorno accade fra quelle mura: il miracolo di un’opera che da 30 anni si genera e continua a fiorire per la scelta, libera e mai scontata, di molte persone. Anzitutto dei docenti e dei collaboratori che decidono di lavorare nelle nostre scuole e non altrove per l’esperienza umana e professionale che possono fare; dei genitori che vogliono poter contare su una stretta alleanza tra scuola e famiglia e che investono nell’educazione dei loro figli, pagando una retta a costo talvolta anche di sacrifici, certi di offrire loro, in questo modo, un luogo di crescita positivo; dei molti amici, volontari e benefattori che credono valga la pena spendersi per sostenere una scuola che educhi i giovani a guardare alla realtà come a un dono degno di essere vissuto, capito, studiato, indagato, ogni giorno. Queste scuole esistono quindi perché sono volute continuamente. Esistono cioè per la libertà che portano. Siamo grati a tutti coloro che in questi 30 anni di storia hanno contribuito a generare un’opera così preziosa e bella, giocando la loro libertà, mettendo in campo la loro passione e molte risorse. Oggi abbiano di fronte una realtà affermata e apprezzata in tutta la regione. Centinaia di famiglie del Bellinzonese e delle Tre Valli, talvolta anche del Sottoceneri, le hanno scelte. Fra gli allievi di oggi ci sono i figli di allievi della prima ora, che guardano grati al percorso fatto da noi. Anche questo segna la storia di quest’opera, della cui bontà, dopo 30 anni, restiamo assolutamente certi.

Educare insieme, scuola-famiglia

Gregorio Schira, genitore

Pinco Pallino! così risposi a mio padre, 30 anni fa, quando mi chiese come mi sarebbe piaciuto si chiamasse la nuova scuola che insieme a un gruppo di amici stava fondando. Fortunatamente non mi ascoltò… e così nacque La Traccia. A quel tempo, ragazzino di quinta elementare, non avevo evidentemente idea di cosa stesse succedendo. Men che meno mi chiedevo il perché di quello che i miei genitori stavano facendo. Ma (questo lo ricordo bene) percepivo l’entusiasmo, la voglia di fare, la gioia di un’opera che nasce. Oggi sono io ad accompagnare i miei figli in quelle aule. E forse soltanto ora, da genitore, riesco a cogliere davvero l’importanza di un luogo come questo. Per i miei figli, per la mia famiglia. Per me. Perché questo cammino, iniziato tre anni fa, educa anche me. Il punto – ci ha spiegato la psicologa Nicoletta Sanese nell’incontro organizzato dall’Associazione Santa Maria lo scorso 26 novembre – è come armiamo i nostri figli per il momento in cui diranno “io”, cosa mettiamo nel loro zaino. Cosa stiamo dando loro? Solo un insieme di regole oppure un modo nuovo di guardare alla realtà? Solo una serie di istruzioni o uno sguardo positivo sulla vita? “Come un genitore guarda suo figlio, così suo figlio è”, ci ha detto ancora Nicoletta Sanese. E qui entra in gioco l’alleanza tra scuola e famiglia (titolo dell’incontro). Perché i figli crescono, imparano, maturano se scuola e famiglia camminano insieme. Se tra i due soggetti educativi vi è lo stesso sguardo sul bambino. Se genitori e maestri (senza la pretesa di sostituirsi gli uni agli altri) diventano come i due argini entro i quali il fiume (il bambino) può e deve scorrere, sentendosi totalmente al sicuro. È proprio questo ciò che io e mia moglie stiamo sperimentando alla Caravella. Una totale fiducia nella scuola, nonché la totale fiducia della scuola in noi. Tanto da poter confidare ai docenti (e viceversa) le difficoltà quotidiane, le preoccupazioni, le paure dei nostri figli. Per confrontarci, aiutarci, crescere insieme. Tutto ciò sta dando frutto. Non c’è giorno (nonostante le fatiche) in cui i bambini non abbiano voglia di andare a scuola. Non c’è giorno in cui non tornino felici di qualcosa che hanno fatto. Non c’è giorno in cui non siano sereni, anche perché certi (come ci ha insegnato ancora Sanese) Educare insieme: scuola-famiglia Gregorio Schira, genitore che noi genitori siamo a casa a fare il tifo per loro. È evidente, per noi, che in questo luogo vengono guardati, compresi, aiutati nello stesso modo con cui li guardiamo, li comprendiamo e li aiutiamo noi: volendogli bene. Ora qualcuno potrebbe obiettare: ma il compito della scuola non è quello di voler bene, è quello di educare. Ebbene, io credo che non sia possibile educare senza voler bene. Cioè senza volere il bene dell’allievo. Solo così, infatti, lo si può accogliere nella sua libertà, nel suo modo di essere, nella sua totalità. Adesso capisco cosa mosse i miei genitori e i loro amici trent’anni fa. Capisco cosa spinge ancora oggi tanti genitori (e non solo) a impegnarsi in quest’opera. Il desiderio che esista un luogo così. Dove ci si guardi (maestri, allievi, genitori) con questa libertà e con questa stima, dove la realtà continui ad essere la guida, e dove lo scopo non sia soltanto la meta, ma il viaggio stesso.


una serie di incontri significativi per aiutarci nel non facile compito di educare


EDUCARE INSIEME: L'ALLEANZA SCUOLA-FAMIGLIA
dialogo con NICOLETTA SANESE, pedagogista e insegnante
guarda il VIDEO dell'incontro del 26 novembre 2021


GIOVANI IN RETE: UNA SFIDA EDUCATIVA
dialogo con LUCA BOTTURI, esperto in Media in educazione
guarda il VIDEO dell'incontro del 26 aprile 2022


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