La scuola montana che accende il desiderio

Da tempo c’era in me il desiderio di proporre alla mia classe l’esperienza della scuola montana, una settimana in cui le lezioni non si svolgono tra le mura dell’aula scolastica, bensì immersi nella natura per scoprire da vicino le peculiarità del nostro territorio. Per vari motivi avevo sempre accantonato l’idea, finché la scorsa estate attraverso l’amicizia che mi lega ad alcune docenti della Scuola Elementare Piccolo Principe di Porza, si è presentata l’opportunità di concretizzare questa ipotesi. Vedendo queste colleghe alle prese con i preparativi per una settimana in Verzasca con le classi di quarta e quinta elementare, è sorta in me un po’ di sana invidia che mi ha portato a chiedere loro di potermi aggregare con la mia classe e, data la collaborazione che da anni ci lega alla scuola Piccolo Principe, la proposta è stata accettata con entusiasmo.

A inizio ottobre 2021 abbiamo dunque trascorso una settimana in una casa di colonia a Sonogno durante la quale i bambini hanno potuto scoprire da vicino le attività tipiche e gli aspetti storici e geografici che caratterizzano la regione in cui ci trovavamo. 

Le passeggiate in val Vegorness e a Frasco ci hanno permesso di ammirare la bellezza del panorama e di riconoscere alcuni segni del passato come le fregère a Cabioi, e di conseguenza, al rientro a scuola, i nomi che prima di partire avevamo letto sulle cartine non erano più astratti, ma associati a immagini precise e fatti concreti.

Grazie alla disponibilità di  Elia, panettiere di Sonogno, ogni bambino ha inoltre potuto immergersi nella tradizione del luogo, impastando la propria pagnotta e cuocendola nel forno a legna del paese.

Uno dei momenti più significativi della settimana è stato tuttavia l’incontro avvenuto davanti alla chiesa di Frasco con Silvio Badasci che, nel 1951, all’età di 10 anni, è sopravvissuto alla valanga che aveva travolto il paese. Tramite la testimonianza di Silvio e la lettura attenta del diario scritto dalla sua docente di scuola elementare, la quale ha raccolto con notevole cura fotografie, articoli di giornale e lettere, abbiamo toccato con mano l’importanza delle fonti orali, scritte e visive ai fini della ricostruzione della storia del nostro cantone e non solo. 

Per gli allievi è stata un’esperienza arricchente dal punto di vista sia didattico sia relazionale, al punto che ancora oggi, con una certa regolarità, nel bel mezzo delle lezioni sorge spontanea la richiesta di ripetere la stessa avventura in altre regioni del Ticino.

 

Laura Delcò, insegante della quinta elementare


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