Oggi siamo arrivati al porto: io, i miei nonni e mio fratello siamo scesi dalla nave a visitare la città. Me ne sono innamorata perché è molto accogliente, mi piacciono tanto le luci che ci sono di notte, per me significano che dopo un momento buio c’è quella luce che riesce a rialzarci sempre. Per me questa luce sono i miei nonni: anche se uno se n’è andato, io lo vedo sempre vicino a me e pensare a lui mi fa felice. Voglio dargli una soddisfazione, perché quando andrò in paradiso mi dica “Sono fiero di te”: quindi io cerco di fare il possibile per ottenere i miei obiettivi e stare con mia nonna.
Ho appena iniziato a leggere Flaw. Difetto di Luca Botturi e mi è sorta questa domanda: “Come si fa a vivere veramente”? Io sto vivendo così? Cosa significa vivere pienamente?
Secondo me significa vivere un’esperienza bella con i tuoi amici: stare assieme, ridere e scherzare, ma anche passare momenti tristi e dolorosi. Tutti possono vivere pienamente la loro vita!
Io non so se sto vivendo così, ma so che sto vivendo bene le medie con i miei compagni.
Mi capita molto spesso di trovarmi di fronte a situazioni che mi fanno paura, visto che non sono una ragazza tanto coraggiosa; ma allo stesso tempo queste situazioni mi attraggono. Purtroppo io ho difficoltà a stare con le altre persone, non è che voglia farlo, ma mi blocco proprio come quando si ha paura. Comunque sto cercando di migliorare a socializzare con gli altri perché mi piace stare in compagnia. Sto lavorando sul modo di comportarmi e di parlare assieme alle persone. Sarebbe più semplice stare chiusa in casa, ma non voglio farlo… vale la pena stare con gli altri.
Io non ho paura della felicità perché so che se la trovo in Dio sarà quella vera, non come quella momentanea che ti dà l’avere dei soldi, per cui io voglio essere felice perché penso che sia una cosa raggiungibile, niente di così misterioso o mistico. Conosco diverse persone felici per davvero, magari non sempre serene ma sicuramente felici. O magari la serenità è inclusa nella felicità? È una domanda su cui si potrebbe fare una bella riflessione, proprio come per amore e amicizia.
Agosto, prima settimana della mia prima colonia di Wildhaus, assurdo, pazzesco, bellissimo, fantastico, la cosa migliore di tutta l’estate. Inizio a fare i compiti mentre mi godo gli ultimi giorni di libertà. Sento tanto caldo e nostalgia per le medie come se avessi finito la quarta. Finisco il primo taccuino due anni e due mesi dopo averlo iniziato.
L’amore
Io ti amo,
ma che cos’è l’amore?
Non lo conosciamo,
mi sembra orrore.
È astratto, non compatto,
ne soffre il mio petto.
Quindi che cos’è?
Cara me stessa del 2028,
spero che quando leggerai questa lettera sarai serena e piena d’amore.
Ho alcune domande per te:
-è stato davvero così difficile scegliere cosa fare al liceo? E ora che stai riaffrontando la scelta già fatta una volta, aiuta?
-hai trovato un modo per essere felice?
-hai una fede forte che ti aiuta quando sei in difficoltà?
-hai trovato una persona che ti ama e che ti capisce senza bisogno di parole?
-riesci a non sentirti a disagio quando ti vesti molto femminile o ti comporti come il tipico stereotipo della ragazza? Riesci quindi ad essere te stessa ma dentro al tuo corpo da donna?
-sei mai andata da una psicologa? Vorresti ancora diventarne una?-ci siamo trasferiti?
-hai una camera tutta tua? Hai tante piante in quella camera?
-vivi o vivacchi?
-scrivi ancora il taccuino?
-attorno a te hai persone che ti fanno sentire intelligente, bella, forte e simpatica?
-riesci ad amare gli altri senza volere nulla in cambio, ad amare incondizionatamente tutti e tutto?
-a casa ti senti ancora come la scema della famiglia?
-ti senti soddisfatta della tua vita?
Ti auguro il meglio. Non accontentarti, c’è di più.
Sono stufa di essere guardata come un’impedita. Sono stufa di essere considerata pigra. Sono stufa di non fare mai niente. Sono stufa che tutti i giorni siano uguali. Sono stufa di avere tante idee e non realizzarle mai. Sono stufa di essere paragonata al mio fantastico fratello pieno di iniziativa. Sono stufa di essere quella a cui non piace niente. Sono stufa di sembrare sempre quella svogliata e scontenta. Voglio che gli altri vedano che sono una persona che guarda le cose con interesse e che è felice più degli altri membri della sua famiglia, anche se si arrabbia facilmente. Voglio che si accorgano che se sto tutto il tempo con le cuffie nelle orecchie non è perché sono un’adolescente svogliata, ma perché ascoltare la musica mi mette di buon umore e mi fa riflettere sulla vita, cosa che forse ogni tanto dovrebbero fare anche gli adulti. So che sono stufa di situazioni che creo io, però quello che cerco di dire è che vorrei che gli altri guardassero oltre quello che vedono facilmente… e poi a migliorare ci penso da sola, dato che non sono stupida e sono la prima che per essere felice vuole fare bene il suo dovere e rendere gli altri felici.
Quattro giorni fa ero in macchina solo con mio fratello e mi sono resa conto di quante cose facesse, di quanto si impegnasse in tutto quello che fa e con quanto amore guarda le cose. Perciò gliel’ho detto e lui era molto felice. Secondo me la poesia “Alla vita” di Hikmet mostra come vive lui, e come vorrei vivere io.
La vita è come un filo, si può tagliare in qualsiasi momento. Il futuro fa paura, molta, il non sapere cosa potrebbe succedere domani o tra qualche mese mi spaventa. Ho paura di perdere ciò che mi sono guadagnata con impegno e con i miei sforzi. Anche tu ti senti così?
Mi rendo conto che “Non c’è tempo” di Follereau c’entra con la me attuale perché molte volte dico che non ho tempo quando in realtà ne ho anche troppo. Ho la testa piena di pensieri e in un certo senso divento “cieca” finendo per rimandare le cose, che poi si accumulano, o non riuscendo a passare del tempo con le persone e rischiando così di perderle.
La poesia “Se impedirò che sia spezzato un cuore” di Emily Dickinson mi fa capire che anche senza fare cose non grandissime basta essere gentili, aiutare persone in difficoltà, consolare… dà senso alla nostra vita perché ci fa stare bene, in serenità.
La poesia “Se…” di Kipling dice che dalle proprie esperienze si deve avere consapevolezza delle proprie responsabilità, ma per me che ho 14 anni è difficile perché non ne ho avuto tante… ed è normale che a volte mi lasci trasportare dall’emotività.
“Se…” di Kipling c’entra con la mia vita perché mi preoccupo di tutto quello che succede, dei giudizi degli altri nei miei confronti; ma devo dare valore alle mie azioni senza essere condizionato dagli altri.
Basta un sogno
Oggi sono andata al cinema a vedere un film intitolato “Wonka”, tratto dal libro di Roald Dahl La fabbrica di cioccolato, che racconta come Willy Wonka è diventato famoso.
Durante il film la madre di Willy ha detto una frase che mi ha colpito molto: “Tutte le cose belle che ci sono in questo mondo sono partite da un sogno, quindi tieniti stretto il tuo”.
Mi ha colpito molto e mi ha fatto pensare. Il mio sogno è diventare una professoressa, perché vorrei che i miei allievi credessero in loro e cercassero di realizzare il loro sogno. Willy Wonka e molte altre persone ci sono riusciti, quindi secondo me se qualcuno lo vuole davvero riuscirà comunque a realizzare il suo sogno: deve solo crederci e impegnarsi perché questo avvenga. Certo, non è facile ma, alla fine, si è felici di tutto quello che si è fatto. Poi non dobbiamo per forza farlo da soli: ci sono amici, professori e tanti altri ad aiutarci se cadiamo lungo la via.
Quando ci si guarda indietro e si vedono tutte le persone incontrate che ti hanno aiutato, che hai aiutato, e tutte le cose fatte, sei soddisfatto. Se non ce la si fa, non importa. Basta riprovarci e andare avanti, perché c’è qualcuno che ci sosterrà sempre, nonostante tutto. E alla fine, dopo molta fatica, riesci a realizzare il tuo sogno. Quindi non serve nient’altro, secondo me, che un sogno, per occupare una vita. Poi se ne possono avere più di uno, certo. Ma il più importante è quello che si tiene nel profondo del cuore: la nostra “missione”, diciamo così. Quello che siamo destinati a fare, facile o difficile che sia. Secondo me è così che si capisce cosa si vuole fare davvero. Cercando nel cuore. Perché lì c’è già la risposta. C’è sempre stata.
Chi sono io?
Questa domanda tormenta la mia mente, CHI sono IO?
Non so per gli altri, ma per me è difficile capirlo, non sono ancora riuscito a scoprirlo.
lo non sono quello che prende 6 o 4, non sono quello che vince nello sport, io sono il mio nome e il mio cognome, ma cosa significa questo nome? Perché mi chiamo così?
Che cos’è “IO”?
Perché tutto questo mi tormenta?
Ma sono veramente sicuro che io non sono quello che faccio, come mi comporto?
Perché ho paura di deludere i miei genitori?
Perché non sono sicuro di questo, io, come tutti gli altri?
Perché mi sento di meno degli altri?
Perché la mia fede non è sicura come quella degli altri?
Perché mi paragono sempre a gli altri, e in confronto a loro mi sento stupido?
Perché mi comporto bene, anche costretto ad annoiarmi, per sentirmi almeno qualcuno e gli altri se fanno gli stupidi si divertono, e mi prendono in giro?
Perché mi paragono agli altri?
Perché mi sento solo e tutti gli altri sono contro di me?
Stavo tranquillamente scrollando su Insta, quando a un certo punto mi esce un video che poi si interrompe, diventa tutto nero e appare una scritta che dice: “Smetti di scrollare, stai buttando via la tua vita, cosa ne sarà del tuo futuro?” Il mio futuro… Il mio… futuro. Il. Mio. Futuro. IL MIO FUTURO! È vicino! Sta arrivando! E io non so cosa farne. Sei in terza media, svegliati, non puoi più rimandare, devi decidere… Cavolo, datti una svegliata, non puoi passare il tuo tempo su cose inutili, hai un futuro davanti da decidere, se non vuoi sprecare la tua vita. E hai anche un presente! Non è che solo perché “c’è ancora tempo” adesso puoi buttare via le ore così, alzati e trovati qualcosa da fare di migliore di quella roba là. Forza! Però è difficile… pensare al futuro, trovare delle cose utili da fare; è molto più semplice rimandare le decisioni, piuttosto che affrontarle subito.
“Se impedirò che sia spezzato un cuore” di Emily Dickinson parla di come puoi vivere una vita migliore se riesci a fare un atto buono. Anch’io in questo momento vedo come unico scopo della mia vita quello di fare del bene.
Caro diario,
anche questo Natale 2025 è passato. Molti anni fa ero un bambino piccolo piccolo, che non vedeva l’ora di svegliarsi alla mattina e trovare i regali sotto l’albero, portati da Gesù bambino. Una magia. Sai, diario, Natale è proprio una magia. In tutto il mondo, in un preciso momento dell’anno, si festeggia la festa del Natale, è un momento un po’ magico per tutti. Da bambino però era un po’ più magico. Adesso, a 14 anni, è un po’ meno magico, ma è comunque tutto molto bello: i pranzi, le cene, i canti, le luci, il presepe vivente…
Comunque, diario, il tempo passa in fretta. 14 anni e a metà della quarta media. Oh, veramente, mi sembra l’altro ieri che ho cominciato alle medie e mi sembra poco tempo fa anche quando ero in terza elementare e pensavo: “Le medie saranno difficilissime!” Ed eccoci qua, ad un passo dal concluderle. Poi ci sarà il liceo. E un giorno dirò: “Eccoci qua ad un passo dal concludere il liceo!” E poi si andrà avanti e non so cosa ci sarà, ma piano piano ogni cosa finirà. E poi, un giorno, morirò…
Chi sono io?
Questa domanda tormenta la mia mente, CHI sono IO?
Non so per gli altri, ma per me è difficile capirlo, non sono ancora riuscito a scoprirlo.
Io non sono quello che prende 6 o 4, non sono quello che vince nello sport, io sono il mio nome e il mio cognome, ma cosa significa questo nome? Perché mi chiamo così?
Che cos’è “IO”?
Perché tutto questo mi tormenta?
Ma sono veramente sicuro che io non sono quello che faccio, come mi comporto?
Perché ho paura di deludere i miei genitori?
Perché non sono sicuro di questo, io, come tutti gli altri?
Perché mi sento di meno degli altri?
Perché la mia fede non è sicura come quella degli altri?
Perché mi paragono sempre a gli altri, e in confronto a loro mi sento stupido?
Perché mi comporto bene, anche costretto ad annoiarmi, per sentirmi almeno qualcuno e gli altri se fanno gli stupidi si divertono, e mi prendono in giro?
Perché mi paragono agli altri?
Perché mi sento solo e tutti gli altri sono contro di me?
Ma è davvero così come lo descrivono, l’amore? È davvero così grande, così accogliente, così travolgente, così riempiente? Almeno all’inizio, intendo. Ho visto abbastanza film e serie TV e ho letto abbastanza libri per capire che l’amore non è sempre solo arrossire quando ti guarda o il batticuore se ti sorride. L’amore ha tante forme, cambia, si trasforma. Ma volevo sapere se all’inizio è davvero così bello, così potente, così confortevole. Volevo sapere se c’è un solo, grande amore o se si possono amare in quel modo due persone. Se davvero l’amore svanisce a un certo punto o se non c’è mai stato. Volevo sapere se in questa generazione esiste il vero amore, quello che non lo ghosti il giorno dopo avermi giurato amore eterno uscendo con un altro, quello che ti fa dire “sei bellissima” (non bona) quando sei appena sveglia con i capelli sparati e in pigiama, quello per cui litighi e poi risolvi, quello per cui si è disposti a cambiare.
Sa, prof., io una volta ho avuto qualcuno che mi piaceva e ne parlo qui perché quella cotta mi è durata ben un anno e mezzo… certo non è tutta la vita, ma di sicuro non era solo un amico. E lui ricambiava, l’avevo certamente conquistato con la mia bellezza, quindi in un certo senso quel tipo di amore l’ho anche già sperimentato, e a un certo punto mi ero anche dichiarata, ma per una cosa o per l’altra non ci siamo mai messi insieme; forse perché eravamo troppo piccoli, troppo nuovi di questo mondo, troppo spaventati da quella cosa più grande di noi. In realtà ancora oggi non credo che avrei il coraggio di stare con qualcuno, almeno non seriamente. Tra noi è finita con io che mi rompo e lo friendzono dicendo che ormai il sentimento era svanito. Ma è davvero così?
Ciao, conosci San Francesco? Io l’ho conosciuto l’anno scorso ad Assisi, nelle vacanze scorse dei morti e oggi ho partecipato a una mostra su di lui anche se non avevo molta voglia.
La sua storia tutti ormai la conosciamo, ma ci sono delle cose in più dentro la solita storia perché come dico sempre a mia sorella ogni persona pensa in un modo diverso quindi rimane colpita da cose diverse. Oggi in questa mostra mi è piaciuta la sua vicinanza a Cristo. Io sono cambiato dall’incontro con lui, perché affronta le fatiche in un modo diverso, non chiede di toglierle, chiede di affrontarle perché sono essenziali, ma chiede di affrontarle con coraggio e a Dio di essergli vicino durante questi momenti. Mi piacerebbe essere aiutato a sentire che Dio è sempre con me.
Sono in un momento di scelte, finiscono le scuole dell’obbligo… mi aiuta a fidarmi completamente la sua volontà, scoprendo in questo anno come riuscire ad ascoltarlo e a capire cosa mi indica, ma non so ancora se è come a me piacerebbe o è solo una fatica… Ma cercherò con la sua amicizia di affrontare quella fatica che non conosco ancora, se dovrò farlo.
Io non voglio vivere in povertà, non so se Dio mi chiederà di vivere in povertà come Francesco e non so se lo farei; se lo facessi penso che farei veramente fatica ad accettarlo ed affrontare quello che mi chiede.
Francesco lo sento vicino, invece Dio lo sento diverso, superiore, mi intimidisce un po’ sapere che sa tutti i miei peccati, sa esattamente come sono e poi vuole prenderli Lui che soffre per me, per questo mi sento in debito e mi mette in soggezione. Ogni tanto bisticcio con lui perché non capisco quello che mi chiede e non capisco perché mi chiede di portare croci che a me sembrano troppo grandi, ma in confronto a Lui sono minuscole… a paragone io sono un bambino indifeso.
Mi piacerebbe avere un’amicizia così forte come quella che avevano Francesco e Chiara, Francesco e Dio.
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