A partire dallo scorso anno, mensilmente, il direttore e Nadia Schira-Bianchi (collaboratrice didattica) entrano nelle classi per osservare due ore di lezione a cui segue un colloquio per discutere insieme degli aspetti emersi durante l’attività svolta. Inizialmente ho avuto la tentazione di pensare che fosse unicamente un momento di giudizio del mio operato. Nasceva quindi in me la preoccupazione di dover concepire e realizzare una lezione alla perfezione, affinché non emergessero i “punti deboli” del mio insegnamento. Ben presto mi sono però resa conto che il valore e lo scopo di questa proposta era tutt’altro. Ne ho avuto la chiara conferma a un certo punto dell’anno scorso, il mio primo anno, quando mi sono trovata a gestire alcune situazioni complesse che rendevano difficile il lavoro in aula. Proprio quando avrei potuto preferire che nessuno venisse a vedere una mia lezione, perché secondo me non stavo riuscendo a svolgere la mia professione come avrei voluto, mi sono riscoperta ad aspettare la visita didattica. Non avevo la preoccupazione di nascondere nulla, al contrario, speravo che anche Marco e Nadia potessero vedere la realtà e a partire da essa iniziare un dialogo con loro per capire come affrontarla. Durante la lezione erano effettivamente emersi tutti i problemi di quel periodo, eppure ero serena nell’affrontare il colloquio, certa che proprio da lì si poteva ripartire per ricostruire un clima di lavoro che permettesse ai bambini di imparare. Grazie alle loro osservazioni e ai loro suggerimenti ho infatti potuto cominciare un lavoro su determinati aspetti legati al mio modo di agire in classe, che mi hanno permesso di crescere professionalmente.
Questo regolare confronto è uno stimolo a non dare nulla per scontato e il metodo che mi viene proposto di seguire mi ha portato a riconoscere l’importanza di ogni singolo aspetto della didattica. In questi mesi sono stata guidata e aiutata da Nadia e Marco a prestare la giusta attenzione ai dettagli, a partire dai contenuti delle lezioni fi no alla disposizione dell’aula, e con la loro esperienza mi hanno testimoniato che è proprio questa cura al dettaglio che permette ai bambini di crescere.
Oltre ad essere un aiuto per migliorare e correggersi, è anche l’occasione per riconoscere i passi della classe e dei singoli allievi; spesso infatti non è immediato vedere i progressi e individuare gli elementi che hanno favorito questi miglioramenti. Il confronto con uno sguardo esterno è di grande aiuto e mi permette di conoscere meglio i miei alunni, senza correre il rischio di restare ancorata a un’immagine che mi sono costruita con il tempo. Le visite didattiche, come i plenum con tutto il corpo docenti, rispondono al bisogno di condividere quanto succede all’interno dell’aula con altre fi gure che lavorano nella scuola.
È per me sempre più evidente che ciò che propongo quando sono in aula da sola con gli alunni, non è mai unicamente il risultato del mio lavoro personale, ma è frutto di un continuo confronto con i colleghi e il direttore.
Questo aspetto mi permette di crescere insieme ai miei allievi e essere sempre più consapevole di ciò che voglio insegnare ai bambini ogni giorno quando entro in classe.