WE MÖCHTEN PARLER

a cura dei docenti di lingue della Traccia

Fin dallo scorso anno il nostro gruppo di materia ha iniziato a trovarsi regolarmente per condividere pensieri ed idee legati all’insegnamento delle lingue straniere alla scuola media. In uno dei primi incontri è emerso il desiderio di approfondire l’utilizzo della lingua parlata: le nostre ore di lezione sono spesso dialogate, ma la pratica orale dipende molto dalla partecipazione dei singoli allievi e si limita ad esercizi o dialoghi piuttosto brevi. Si è delineato così l’intento di sentire tutti gli studenti parlare in lingua almeno una volta, dando loro l’occasione, il più possibile concreta, reale e spontanea, di esprimersi. Gli scopi sono principalmente due: poter valutare anche questo aspetto, per nulla secondario, dell’apprendimento della lingua e aiutare gli studenti a confrontarsi con un’interrogazione orale, preparandosi ad affrontare le specificità di una modalità di verifica delle competenze che raramente viene adottata nella scuola media.
Alcuni di noi nelle ore di lezione hanno già sperimentato, oltre ai classici dialoghi, delle brevi prove orali: gli allievi, chiamati alla cattedra, dialogano brevemente con il docente su temi noti, mentre il resto della classe lavora individualmente.
Inoltre, negli anni passati sono state organizzate dagli esperti di materia delle prove cantonali orali, sottoposte agli allievi a fine anno, che abbiamo sempre molto apprezzato e preparato con cura. Infine, alcune classi hanno anche avuto occasione di svolgere delle uscite mirate alla messa in pratica della lingua – a Liestal e Lucerna per il tedesco e a Friburgo per il francese, come già raccontato negli scorsi numeri di questa rivista.
Il confronto all’interno del gruppo di materia ha tuttavia permesso, a partire da queste pratiche già in atto, di far nascere l’idea di organizzare delle prove orali per le diverse classi nelle tre lingue straniere insegnate nella scuola media (francese, tedesco e inglese).
Ci siamo chinati con entusiasmo su questa idea, incontrando il parere favorevole e incoraggiante della direzione e iniziando a collaborare attivamente tra noi per la preparazione delle prove in sé, così come per la riflessione sulle modalità di valutazione e di gestione logistica.
In base alla programmazione didattica prevista per le cosiddette “lingue seconde”, abbiamo deciso di allestire una prova di francese per gli allievi di seconda media, una di tedesco per la classe terza e una di inglese per gli studenti dell’ultimo anno. Da questa cooperazione è sorta anche l’idea di una “mescolanza” tra docenti, in vero stile plurilingue: oltre al docente della materia in esame, alla prova assisterà anche il docente di un’altra lingua, portando così uno sguardo diverso, utile alla valutazione, e stimolante per il confronto tra noi. Infine, un terzo docente lavorerà con gli allievi che restano in classe, in attesa di essere chiamati per l’esame.
In modo sorprendentemente semplice, grazie anche alla collaborazione di ciascuno, il calendario delle prove orali è stato definito; ora manca solo l’ultima parte, ossia la riflessione sul contenuto della prova, in un confronto tra insegnanti della stessa lingua e non.
Questo lavoro ha reso evidente come, pur insegnando lingue diverse, abbiamo idee simili sulla didattica e su cosa sia utile per i nostri allievi. In particolare, ci siamo trovati d’accordo nel ritenere fondamentale che i ragazzi si confrontino con la lingua parlata e siano messi in una situazione che li spinga a utilizzarla in modo spontaneo.
L’auspicio è che questi esami orali siano, per noi docenti e per gli allievi, un’occasione preziosa dal punto di vista umano, (pluri)linguistico e didattico, ma anche come possibilità concreta per capire sempre più cosa significa essere una comunità educante.
Per gli allievi è già reso evidente dal fatto che tutti i docenti di lingue collaborano per la realizzazione di questi esami, condividendone contenuti e struttura; mentre per noi docenti è una testimonianza reciproca di lavoro per uno scopo comune e condiviso, in un confronto continuo e arricchente, mai scontato, di cui siamo molto grati.

 


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