
La mia collega Laura Bestenheider me ne aveva già parlato con entusiasmo perché in passato lei stessa ci aveva accompagnato una classe, ma quando all’inizio dell’anno Giuseppe Pincolini, un altro collega di matematica, mi ha proposto una visita al Laboratorio Artigianale Digitale (LAD*), dentro di me ha cominciato a montare una certa agitazione. Non sapevo bene come avrei potuto gestire mezzi informatici e tecnologici a me poco familiari e, di conseguenza, mi preoccupava il pensiero di non riuscire ad essere all’altezza nel rispondere alle domande degli allievi. Tuttavia, confortato dal fatto che il momento di lavoro sarebbe stato guidato per filo e per segno da persone esperte, ho aderito alla proposta.
Quando quel pomeriggio, lungo Viale Franscini, chiudevo il gruppo che lentamente camminava verso la meta, apparentemente senza grande entusiasmo, ero comunque pervaso dal mio solito scetticismo.
Eppure, è bastato appendere la giacca sull’appendiabiti e affidare gli allievi a mani esperte e competenti, per vedere aprirsi davanti a me uno scenario davvero sorprendente: disposti a coppie, per una volta senza tante discussioni, seppur con un filo di timidezza, i ragazzi aderiscono all’invito di ricomporre un piccolo giochino di legno ad incastro; ben presto intuiscono che manca un pezzo, che – come suggerito dalle guide – dovrà essere realizzato mediante una stampante laser, ma solo dopo aver messo le mani su un computer e aver familiarizzato con l’utilizzo di un determinato programma. Con la scusa delle fotografie, mi defilo per curiosare inosservato tra i banchi e resto favorevolmente impressionato dall’abilità con la quale le nuove generazioni si destreggiano con il mezzo informatico. Se ben guidati – e se interessati e disposti all’ascolto – i ragazzi captano molto velocemente le informazioni e le fissano nella mente: con pochi clic del mouse, dopo alcuni minuti, ecco apparire su tutti gli schermi il disegno della gamba che mancava per completare la sedia. Il passo successivo è un gioco altrettanto accattivante e in men che non si dica per mezzo della stampante laser tutti realizzano il pezzo desiderato. Ma il bello deve ancora venire perché a questo punto la creatività dei ragazzi viene sollecitata ulteriormente chiedendo loro di realizzare secondo i propri gusti una torre autoreggente ottenuta incastrando tra loro e nei dovuti modi i diversi pezzi che ogni coppia vorrà produrre.
E qui succede qualcosa che ha dell’incredibile: tutti si mettono all’opera; anche chi magari ha sempre considerato la matematica come qualcosa d’indigesto e ha ripetutamente litigato con calcoli e formule. Oggi no. La motivazione è forte e aiuta a vincere qualsiasi ostacolo. Capo chino sul foglio ognuno abbozza la sua idea, che, dopo essere stata condivisa con il compagno, pian piano prende sempre più forma. Ecco poi apparire qualche immagine sullo schermo. Con la stampante vengono prodotti i primi pezzi, si prova ad incastrarli tra loro, si correggono gli errori, si producono nuovi pezzi. Piano piano la torre viene su. A un certo punto si propone una pausa, ma nessuno ne vuol sapere: il tempo stringe e non si vuole rischiare di lasciare l’opera incompleta. Quando, ormai all’imbrunire, facciamo notare che si avvicina l’ora di partire, le operazioni subiscono un’ulteriore accelerata, si affinano gli ultimi dettagli e, quasi fuori tempo massimo, viene data alla stampa la versione definitiva.
I risultati sono lì da vedere, anzi, da ammirare, e i ragazzi sono orgogliosi di fare bella mostra delle loro creazioni. È quasi buio quando, in senso inverso, ripercorriamo Viale Franscini per far rientro a scuola: come all’andata, io sono ancora ansioso, ma stavolta è per il desiderio di tornare a raccontare a colleghi e familiari l’esperienza vissuta e la bellezza incontrata. Occasioni del genere non sono da sprecare. Anzi, riuscire a proporre momenti e modalità di lavoro di questo tipo è una strada da privilegiare nell’insegnamento per far assaporare che anche la matematica e la geometria – pur con il loro rigore – nascondono fascino e bellezza e generano stupore.
La produzione di stelle natalizie durante le successive lezioni di matematica, lo ha confermato.

(*) Il LAD – situato nello Stabile Torretta di Bellinzona – è uno spazio, messo a disposizione dal DECS, dove le classi in visita trovano un’aula molto ben attrezzata provvista di diversi tablet come pure di stampanti 3D e stampanti per il taglio laser. Molto bella e affascinante anche l’esposizione di lavori svolti da altri studenti sfruttando al meglio queste tecnologie.