UN CORO TRABOCCANTE DI GIOIA

Marco Squicciarini, direttore del coro

Ogni anno nelle nostre scuole, da più di vent’anni, un coro nasce ai morti e muore a Natale.
A dir la verità i cori sono almeno due: uno di adulti, composto da persone di età compresa fra i quindici e gli oltre settant’anni, l’altro dedicato ai più giovani (quest’anno sono stati venticinque studenti, dalla prima alla terza media). I professionisti sono pochi, ma la bellezza che vi si respira ha un profumo inconfondibile. 
Quando i cori si riuniscono è commovente ascoltarli e vedere gli occhi di chi vi partecipa: si parla di circa cento persone che per settimane si sono incontrate per lavorare, provando ciò che a casa hanno ascoltato e studiato e che pronunciano in musica parole che, nel percorso, hanno preso carne e sangue; sono vive.

Il coro è parte integrante del presepe vivente che, come ormai da tradizione, si svolge il 24 dicembre a Bellinzona in una chiesa Collegiata gremita di amici, ex allievi, persone incontrate in questi anni e curiosi attratti  dalla pubblicità sui media – quest’anno, uno di loro, uscendo, ha detto: “Sono proprio contento di essere stato qui…”.
Insomma, un popolo che desidera partecipare di questo avvenimento di bellezza.
La ragione è semplicissima: il Natale è la festa della gioia di ogni uomo che riconosce l’incarnazione di Dio come fatto decisivo per la propria vita.
È così da duemila anni: il popolo cristiano, investito da questa lieta notizia, trabocca di gioia e la esprime nel canto che si scioglie di fronte al Bambino di Betlemme, presente ora.

Durante il percorso di quest’anno due canti, composti da Adriana Mascagni, mi hanno profondamente segnato: "I Pastori" per come descrive il percorso di questi umili personaggi che hanno seguito dei segni fino alla grotta per rendersi conto, di fronte al pianto di un semplice bambino, della sua divinità, e "Nella notte in cui nacque Gesù", perché ci dice che quel Bambino non ha bisogno di condizioni speciali per raggiungerci, bensì arriva nella notte in cui “non taceva il rumore delle spade, né la tromba di guerra né il tamburo, ma si udivano canti di vittoria e le grida di gente che moriva”;
viene proprio da noi, oggi.

Posso solo esprimere una profonda riconoscenza per il dono di questi anni: il coro continua ad accompagnarmi nel riconoscimento quotidiano che la speranza non è un concetto ma un uomo presente che cammina con me.

Per raccogliere questa ricchezza e raccontarla nelle sue sfaccettature, abbiamo voluto interpellare alcuni coristi.
Molti di questi e altri interventi sono stati recentemente pubblicati sulla rivista svizzero-tedesca SONNTAG che ha dedicato alcune pagine alla bellezza che ogni Natale nasce a Bellinzona attorno alle nostre scuole.




Elisa Dall’Acqua, maestra elementare alla Caravella:
Canto necoro come segno di gratitudine nei confronti di Dio che mi ha amata così tanto da darmi in dono, nonostante i miei sbagli, suo figlio Gesù per salvarmi.
Mattia Turrini, imprenditore:
Nonostante io sia stonato, vado al coro perché è un’occasione unica per avvicinarmi e prepararmi al mistero del Natale.
Nicola Quadri, insegnante liceale:
La cura che si mette per preparare i canti e la bellezza del gesto mi interrogano e permettono di vivere questo tempo liturgico in un attesa positiva per quello che accade a Natale.
Michela Celio, avvocato:
Canto anzitutto perché adoro cantare (malgrado la mia voce) e perché nel canto riesco a fare mie le parole che dico, cerco di renderle vere per me. Il lavoro per la preparazione del presepe vivente mi richiama e aiuta ad entrare con il cuore nell’attesa. La sera della Vigilia, quando c’è il presepe vivente, tutta la frenesia dei preparativi (regali, pranzi, ecc…) rimane fuori dalla porta e ci prendiamo il tempo per contemplare e gioire.
Jean-Claude Bestenheider, geologo:
Seguire il maestro Marco è emozionante;quando, poco a poco, nasce l’armonia delle diverse voci, ho l’impressione di essere sulle strade della Palestina per avvicinarmi passo per passo a Gerusalemme. Quando si compie il gesto finale alla Collegiata di Bellinzona sento una gioia nel cuore, mi sento per un attimo rivivere il sentimento dei pastori che circondavano la culla di Gesù.
Helene Kressebuch, medico:
La cosa più affascinante sono le prove. Quando il maestro Marco alza il dito e dice: “La nota è qui, guardatemi!”, tutti canticchiano a bocca chiusa e di colpo nasce un’armonia perfetta. È come se fossimo calamitati da una bellezza. È un esperienza quasi esistenziale.
Caterina Coggi, liceale:
Ogni canzone è come una casella del calendario dell’avvento che mi porta al Natale e che mi fa riscoprire la magia di questi momenti. Il presepe, la rappresentazione della nascita di Gesú, è la prova e un simbolo che unisce tutti, anche i parenti lontani che ci vengono a vedere. Per me è proprio un momento di unione, tutti noi siamo diversi e diventiamo uguali per farci piccoli davanti a questo bellissimo mistero.
Giovanni Mascetti, insegnante in pensione:
Di fronte all’amore di Gesù, la mia risposta è ben poca cosa. Cantare in coro è la possibilità di far accadere un miracolo che non dipende dalla mia bravura, ma che si manifesta e parla ad ognuno di noi e a chi ci ascolta.
Gloria Zgraggen, psicologa:
Il Natale è il Mistero dell’Incarnazione: Dio che sceglie di farsi uomo e piccolo per essere il più possibile vicino a me. Il Natale è quindi una nuova possibilità di accorgermi e gioire di qualcuno che mi accompagna nel quotidiano e che mi ama nonostante tutte le mie mancanze. Cantare in coro è un bellissimo modo per camminare in compagnia.
Giacomo e Giovanna Turrini, allievi di I media:
Il coro di Natale è stato per noi un’esperienza bellissima: ci siamo divertiti cantando in compagnia. Siamo andati al coro perché la nostra sorella e i nostri compagni di seconda e di terza media ce ne hanno parlato molto bene. Anche se molte canzoni erano per noi nuove, ripassandole più volte le abbiamo imparate. Il bello di questo coro è che tutti
possono partecipare anche se nn hanno una voce particolarmente bella e/o intonata; e la cosa sorprendente è che l’unione di tutte le voci produce una sinfonia meravigliosa. Il giorno del coro eravamo contenti ma nello stesso tempo emozionati di cantare davanti a così tanta gente. Finito il coro ci siamo detti: abbiamo fatto due mesi di prove e adesso più niente per un anno, che peccato!!! Non vediamo l’ora di ritrovarci insieme a cantare il prossimo anno!


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