Viviamo un tempo in cui le crisi assumono sempre più dimensione e portata globale e sembrano destinate a durare nel tempo. C’è giustamente da chiedersi se noi e (soprattutto) i nostri figli saremo in grado di affrontarle.
È innegabile un certo disorientamento generale della società per le molte incertezze che caratterizzano, in particolare, questi ultimi anni. Pandemia, guerre, riduzione del potere di acquisto erano, solo pochi anni fa, scenari lontani; ora, la loro inaspettata prossimità e la loro attualità infragiliscono e spaventano. Lo smarrimento ha però origini più profonde. La cultura contemporanea, che è fortemente individualista, concentrata sul presente e condizionata dal mito della prestazione o dall’apparire, sembra meno interessata a sostenere il cammino personale e tende a favorire scelte, spesso non del tutto consapevoli, operate a partire da soluzioni predefinite o dettate da un calcolo condizinato dal rapporto costi/benerfici.
Questo si rispecchia anche in molti giovani, i quali, anziché seguire percorsi di crescita fecondi, tendono all’immedesimazione in modelli vacui o a scelte di consumo per il benessere individuale.
Eppure, è proprio nella giovinezza che una persona è portata a immaginare l’orizzonte di una vita piena di significato; questa attitudine si sviluppa peròsolo se è educata. Occorre, cioè, un sostegno che aiuti ad andare oltre il particolare della circostanza presente, che incoraggi a credere nella possibilità di trasformare i desideri in veri cammini di vita e che al contempo insegni a vivere il quotidiano e a fare scelte che impegnino positivamente anche il futuro; guardare all’oggi non come al tempo dell’attesa di un futuro incerto, bensì come al tempo delle esperienze e delle scelte vissute con slancio positivo verso il percorso successivo.
Compito della scuola è accompagnare i giovani in questo cammino, affinché sviluppino una capacità di giudizio, imparino a dare senso e significato alle loro scelte, ad attribuire, riconoscere e comunicare valore.
I nostri figli saranno in grado di stare di fronte alle sfide della vita solo se avranno imparato fin dalla gioventù a giudicare ciò che accade, a scegliere senza condizionamenti di correnti di pensiero dominante o, peggio ancora, di algoritmi; a farsi parte attiva di un processo di valore che durerà nel tempo.
Avremo educato un giovane solo se l’avremo reso capace di riconoscere i suoi “principi forti” con cui affrontare la vita con l’impegno, la convinzione e la coerenza che richiede.