Tra marzo e maggio 2020 la scuola è rimasta chiusa ma ha continuato il suo lavoro a distanza.
Di seguito il racconto dell’esperienza di quel periodo da parte di chi l’ha vissuto da protagonista.
Insegno matematica alla scuola media La Traccia da ormai parecchi anni e posso dire che per me la situazione della scuola a distanza è stata sicuramente una bella avventura, impegnativa, appassionante, vissuta non da sola ma in compagnia (malgrado lo stato di confinamento).È stato proprio l’inizio ciò che mi ha colpita di più, perché la mattina dopo la chiusura delle scuole noi docenti eravamo già sul piede di guerra, tutti convocati dal direttore per un plenum straordinario. Ancora più eccezionale è stato il fatto che fi n da subito non ha prevalso il lamento per la difficile situazione ma piuttosto la tensione alla ricerca di nuove soluzioni per poter continuare a distanza il nostro lavoro di insegnanti. Durante quel plenum si è visto chiaramente che tutti avevamo a cuore il bene dei ragazzi e delle famiglie e che per questo, davanti alla domanda: “ma come fare per poter continuare a fare scuola in questa situazione?” emergevano tante proposte. Pian piano hanno preso forma concreta nell’ipotesi di utilizzare una nostra piattaforma per coinvolgere gli allievi in una didattica efficace. Le prime due settimane di scuola a distanza sono state intensissime: anche se emergevano questioni e problemi, si continuava sempre a lavorare insieme, confrontandoci durante i plenum e i consigli di direzione online. Questa unità fra gli insegnanti, che già esisteva nella nostra scuola e che è sempre stato il punto forza del nostro lavoro con gli allievi e le famiglie, si è andata così rafforzando e approfondendo, mostrando man mano il suo volto migliore perché giorno per giorno ci veniva chiesto dichinarci sui problemi e di essere disponibili ad aiutare allievi e genitori in difficoltà.
Credo che questa esperienza abbia lasciato un segno molto positivo in noi docenti ed anche in alcuni allievi, divenuti finalmente protagonisti del loro mestiere di studenti: c’è stato chi ha aiutato fi n da subito con consigli ed osservazioni per migliorare lo scambio di materiali on-line fi no a chi timidamente si è risollevato da difficoltà che prima sembravano insormontabili. E chi faceva veramente fatica ad agganciarsi non veniva lasciato solo in una terra di nessuno perché non ci si stancava mai di cercarlo, di stanarlo, ricevendo a volte in cambio il dono più bello che a mio avviso si possa ricevere nel mestiere dell’insegnante: l’incontro fra la mia umanità e quella dell’allievo.
Laura Bestenheider, docente di matematica
Chi l’avrebbe mai immaginato? Eppure come tutti, il 16 marzo anche noi genitori ci siamo trovati catapultati nella didattica a distanza o DAD come qualcuno l’ha battezzata. Il primo fondamentale dato di gratitudine, in quello strano periodo, è stata la presenza tangibile della scuola dei nostri figli, che non si è tirata indietro. Fin dal primo giorno del lockdown, con il video del Direttore, ha mostrato di sapersi riorganizzare per non far perdere loro nemmeno un giorno di scuola. A noi genitori come ai nostri fi gli è stata da subito chiara la certezza della direzione e degli insegnanti che la bellezza e la positività dell’imparare andassero cercate e riconosciute anche nel periodo del confinamento. A marzo avevamo una figlia che frequentava la terza elementare alla Caravella, una che frequentava la seconda media e un figlio che stava concludendo la quarta media, entrambi alla Traccia. Noi, essendo insegnanti, eravamo molto sollecitati dal nostro lavoro. La scuola a casa dei nostri figli ci ha permesso di ritrovare, reiventandola, una sorta di ordinarietà, in giorni che di ordinario avevano molto poco. Al mattino arrivavano le indicazioni di lavoro della maestra o dei diversi docenti e questo aiutava a strutturare in modo positivo e costruttivo il tempo dell’intera giornata. Il bello è che ogni giorno era una sorpresa nuova, grazie a video, audio, attività a distanza o lezioni in asincrono e sincrono. Nel giro di qualche tempo non solo i due più grandi ma la minore erano in grado di gestire in autonomia Google Drive, Zoom e Mail, di fare la foto al compito svolto con il tablet, caricarlo nella cartella corretta, collegarsi o preparare un podcast o un video per i compagni. Se, forse, in termini di contenuti d’insegnamento si è dovuto tagliare selezionando i contenuti essenziali, il periodo ha costituito per i ragazzi, grazie alle proposte della scuola, un grande arricchimento in termini di competenze digitali, di autonomia e di auto-organizzazione.
In fondo eravamo un po’ a scuola a distanza con i nostri fi gli anche noi! Quello che abbiamo apprezzato di più, oltre al grande impegno dei docenti, è stata sicuramente la loro creatività! Hanno cercato tutti di essere coinvolgenti e stimolanti nonostante le condizioni. Tutti… persino il docente di ginnastica ha proposto film dedicati allo sport per continuare a coltivare, a distanza, l’amore per la sua disciplina. Dalla maestra arrivavano ogni settimana dei video in cui lanciava sfide logicomatematiche, dava istruzioni per attività creative o, travestita da nonna, proponeva delle letture. Per nostra figlia era una festa! La maestra ha saputo salvaguardare anche la dimensione concreta e sperimentale del fare scuola, così fondamentale alla scuola elementare. Ogni settimana proponeva un “esperimento scientifico”. Le istruzioni, via mail, erano percepite da nostra fi glia quasi fossero dei protocolli sperimentali. Con tutta la serietà di una “giovane scienziata” si adoperava per scovare in casa pentolini e strumenti per poi osservare e studiare i fenomeni proposti. Quello che ha raccolto il maggior successo è stato l’esperimento dell’evaporazione dell’acqua. Abbiamo ospitato in camera da letto per più di una settimana diversi contenitori riempiti con la stessa quantità d’acqua. Ogni sera a cena la minore raccoglieva scommesse tra i suoi fratelli su quale di essi sarebbe rimasto prima senza liquido. Era davvero divertente! Per amore al vero, come genitori non è sempre stato semplice. Portare il peso di tutto, dentro alla complessità e alla drammaticità di quello che stavamo vivendo, ci ha impegnati molto. Non sempre siamo riusciti a distinguere propriamente il nostro ruolo di padre e madre da quello di insegnanti o rispettare la necessaria autonomia dei nostri fi gli, aiutandoli al contempo a non “perdersi dei pezzi per strada”. Tuttavia, a posteriori possiamo dire di avere vissuto un’esperienza molto significativa. Abbiamo avuto l’opportunità di accorciare le distanze con la scuola. Abbiamo conosciuto più da vicino i loro insegnanti e le discipline che studiano e anche se in condizioni del tutto straordinarie, abbiamo potuto apprezzare con gratitudine un po’ della bellezza dell’esperienza che essi vivono ogni giorno a scuola, in presenza.
Rossana e Giuseppe Pincolini, genitori
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