Il contesto che stiamo vivendo è di quelli inediti. Ne siamo tutti coscienti, eppure sembriamo spesso incapaci di stare di fronte fi no in fondo a quello che sta succedendo, come protesi verso un incerto ma più propizio “dopopandemia”. Il crescente malcontento, testimoniato anche dalle sempre più frequenti manifestazioni di piazza contro le limitazioni imposte delle autorità, ma anche un più composto lamento per la “malasorte” toccata al mondo in questo tempo di Coronavirus sembrano sostenuti solo dalla speranza che prima o poi ne usciremo. “Andrà tutto bene” pareva ad alcuni la miglior cosa da dire durante la prima fase della pandemia: una frase ripetuta quasi come un ritornello, che ora, di fronte alla seconda ondata, scaramanticamente non si osa nemmeno più pronunciare.
C’è chi si arrabbia per la mancanza di libertà e c’è chi semplicemente attende in silenzio tempi più favorevoli. Eppure una situazione di difficoltà come quella che stiamo attraversando già ci ha permesso di vedere più chiaro: è una sorta di lente di ingrandimento sulla vita di tutti i giorni, che ci aiuta a mettere a fuoco quello che, per ciascuno di noi, vale veramente. Anche una pandemia, con tutte le incertezze e le limitazioni che porta, può allora diventare un’occasione per cogliere una bellezza inaspettata, capace di farci crescere e di renderci più certi. Mi ha molto colpito nei giorni scorsi il papà di un ragazzo adolescente che mi diceva di essere preoccupato per le “tante occasioni perse” per suo figlio a causa del Covid, “in un’età che non tornerà più e che il ragazzo non si può godere come dovrebbe”, come se le giornate che stiamo vivendo fossero, per via delle limitazioni, un tempo sprecato e, in definitiva, una grande ingiustizia incapace di generare qualcosa di buono.
Se penso alle nostre scuole, l’esperienza fatta negli ultimi mesi – difficili quanto volete – è un’altra. La pandemia, con tutte le connesse complicazioni, ha posto una volta di più la sfida della libertà, intesa come la capacità di stare di fronte a quello che la realtà ci chiede, di riconoscere, anche nelle circostanze più travagliate, ciò che di buono la vita ci riserva. Ci accorgiamo subito di essere meno distratti e più desiderosi di giornate piene di gusto, mai banali. Nel far fronte alle preoccupazioni che emergevano durante il lockdown, con il temporaneo congelamento delle iscrizioni, il successivo aggravamento della situazione economica di alcune famiglie di nostri allievi, le spese impreviste per garantire la sicurezza a scuola, siamo diventati ancora più consapevoli delle ragioni per le quali ogni giorno ci impegniamo per proporre una scuola che abbia a cuore il destino di ciascun ragazzo. Vedere famiglie che hanno scelto per i loro figli le nostre scuole, pur nell’incertezza e nelle fatiche del momento, perché colpiti da una proposta educativa che non toglie nulla al valore della realtà, in ogni circostanza, ci dice che la vera libertà è possibile anche in un tempo in cui ai nostri ragazzi è chiesto di andare a scuola con la mascherina, in cui non possono fare la festicciola con i compagni o incontrarsi a cena con gli amici. Siamo liberi non se inseguiamo un’illusione di libertà, ma solo se facciamo esperienza di un bene. Per un genitore non vi è libertà più importante di quella di poter scegliere l’educazione che vuole per i propri fi gli; nella scelta consapevole della scuola egli si sente allora veramente libero.