UN'EDUCAZIONE DELLO SGUARDO

Marco Squicciarini, direttore Scuole Santa Maria

Questo anno scolastico segna il compimento dei 20 anni della scuola elementare La Caravella, nata da alcuni genitori con il desiderio che un certo modo di guardare la persona e di curare l’insegnamento, concretizzatosi nella scuola media La Traccia (fondata nel 1992), potesse realizzarsi già nel percorso delle elementari, fondamentali per la costruzione della persona.
Già a giugno, con i maestri abbiamo riflettuto su questo ventennio di gratitudine, di cammino insieme, di cura per il bene dei bambini e dei docenti, di sorpresa per la crescita di un’opera, cogliendo, al contempo, l’occasione per la riscoperta e l’approfondimento del seme dell’inizio. Qualcuno ha citato il testo della prima udienza generale di papa Leone XIV, nella quale c’è a tema la parabola del seminatore raccontata da Gesù nel Vangelo di Matteo, diventato poi strumento di lavoro per tutti i nostri insegnanti di ogni ordine scolastico. Infatti, nelle parole del pontefice abbiamo subito colto la sintonia profonda con l’avventura iniziata nel 2005, ma anche un appello, nel presente, al cuore della nostra professione.
L’immagine di chi semina ci rimanda a quanto avvenuto nel bel giardino della nostra scuola (cfr. pp. 6-7); ma cosa c’entra col mestiere di chi insegna?
Il Papa ci invita a guardare a Cristo che comunica ai suoi amici con “parabole”, cioè,  “gettando qualcosa davanti” a loro (come indica l’etimologia greca), mettendo sotto i loro occhi qualcosa il cui senso, il cui significato, sta altrove. Li sfida quindi alla ricerca, a intraprendere un viaggio per scoprire: questo è il nostro compito quotidiano di docenti.
Procedendo, il Santo Padre sottolinea la stranezza di questo seminatore, definito persino “sprecone”, perché semina anche dove non può attecchire nulla. Un invito, questo, a cogliere l’amore di Dio, che ci raggiunge senza valutare se ne siamo degni e un chiaro riferimento a non attardarsi nel definire il tipo di terreno che è il cuore nostro o dei nostri allievi ma a seminare, con speranza, pronti a “sprecare”, a donare, fiduciosi nel raccolto. Infine, il seminatore dà sé stesso, immagine di un Dio pronto a morire per trasformare la nostra vita. L’indicazione quindi di un amore che arriva al sacrificio perché solo così può generare. Come è vero questo, in particolare verso gli allievi più bisognosi, sofferenti, segnati da una storia drammatica…
Insomma, tanti elementi di aiuto per un insegnante desideroso di ricominciare a guardare colleghi, allievi, responsabilità con occhi rinnovati.
Ma ciò che ci ha coinvolti di più è stato il commento ad un quadro di Van Gogh, Il seminatore al tramonto.


Nell’immagine riconosciamo anzitutto la fatica, cifra importante nel mestiere  di chi cerca di formare l’umano, ma notiamo anche la speranza, nella presenza di grano già maturo e biondo, nonostante sia raffigurata la semina; infine, possiamo apprezzare il sole, al centro, che, come Dio, rende possibile tutto. Infatti è Lui il vero regista: noi collaboriamo con gioia, nella fatica, pieni di speranza. Ci scopriamo così desiderosi di seminare l’anima degli allievi, sapendo che non saremo mai soli.


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